Paolo David

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21 – part1

Il Paese in cui mi trovo può definirsi moderno e all’avanguardia. Ma il tentativo danese di diventare una “società perfetta” si scontra spessa con l’etica e la morale. Sono rimasto stupito nel leggere che nel 2004 il governo danese si è posto come obiettivo quello di rendere entro il 2030 la Danimarca il pimo paese al mondo «Down Syndrome Free». Un progetto tanto ambizioso quanto inquietante, perché il 98% delle donne incinte a cui viene diagnosticato che il bimbo è affetto dalla sindrome oggi abortisce.
Ho deciso di scrivere una storia collegata a questo tema e di farlo in 3 puntate. Parla di Martina e Francesco, e di un numero che li accompagnerà nel loro viaggio e che ho scelto come titolo del mio racconto.

 

Il santuario di Sant’Anna è una via crucis di freno e frizione. Francesco conosce bene tutte le sue curve. Da amante del ciclismo sa che quella è una tappa obbligatoria del Giro di Lombardia e percorrerla in auto gli sembra quasi ingiusto, una mancanza di rispetto di fronte la sacralità di quei campioni che a suon di preghiere e bestemmie l’hanno calcata prima di lui. Lentamente scorrono nella sua mente le imprese di idoli adolescenziali in sella alle due ruote e quelle primavere passate per ore attaccato alla radio a sentir di duelli a suon di pedalate.

D’altronde la sua vita è racchiusa in due parole. Martina e la bici. L’una parcheggiata per sempre dopo l’ennesimo legamento rotto, l’altra legata intorno al dito e seduta adesso lì accanto a fargli da gregario.

Per tanti anni hanno provato ad avere un bambino, e ad ogni esito negativo entrambi a cercar di capire il come e il perché.

“Vedrai, qualcuno da lassù ci aiuterà” diceva Martina “stavolta è diverso”. Ma di processione in santuario la storia era sempre la stessa. Francesco si era ormai rassegnato. Almeno fino a quando in paradiso qualcuno aveva forse deciso di rispondere alle loro richieste dando ai due quasi quarantenni la lieta notizia. Francesco sperava in realtà questo significasse la fine del tour, ma ogni Giro ha la sua passerella finale ed il ringraziamento allo sponsor che secondo Martina aveva loro fatto una grazia ci poteva anche stare.

Lei di fronte allo specchio, guarda la sua pancia ed il suo ombelico. Perde ore ed ore ad accarezzare e toccare quella piccola vita che vive dentro di lei. “La mamma e il babbo hanno una cameretta tutta pronta per te”. Sente di essere tornata bambina, quando ancora piccina teneva il suo bambolotto tra le braccia e lo ricopriva con gli strofinacci di nonna “per non farlo freddare”.

Il clacson dell’auto sotto interrompe il suo momento. Francesco è pronto per partire.

 

In quel viaggio alla ricerca del nastro rosa da appendere davanti il portone di casa, Martina e Francesco hanno posto tutte le proprie vite. Un viaggio fatto di domande, preoccupazioni che ti riempiono la testa e ti portano continuamente sul punto di abbandonare. Fatto però anche di dottori, sempre pronti in camice bianco e pagamenti in nero ad assicurarti che tutto vada per il verso giusto.

Il Dottore Carulli era uno tra questi. “Signora mia, credo sappia che una donna in gravidanza come lei attorno la soglia dei 40 anni, ha una percentuale più alta di rischio, ma se controlliamo costantemente il feto non ci saranno grossi problemi.” Martina si fidava ciecamente. Francesco un po’ meno. Ma non ebbe mai il coraggio di prendere parola, un po’ per il rispetto verso quel camice (“scuola non ho, quindi taccio”) un po’ per gli occhi verdi di sua moglie che avrebbe tanto voluto vedere pieni di gioia.

 

Fu così che una mattina di Maggio, attorno la 15°settimana di gravidanza, Martina venne sottoposta ad un esame chiamato amniocentesi.

“Beh, in poche parole introducono un ago di alcuni centimetri nel sacco amniotico e prelevano del liquido da analizzare per capire come sta il bambino” aveva risposto alle domande della futura nonna. L’esame andò molto bene ed il Dottor Carulli diede loro appuntamento nel suo ufficio alcune settimane dopo per commentare insieme i risultati.

Arrivato il gran giorno Francesco capì però subito che c‘era qualcosa che non andava dal modo in cui il Dottore leggeva il dettaglio del referto.

“Signori Bardi, l’analisi dei cromosomi fetali ha riscontrato la presenza di una terza copia del cromosoma 21. La trisomia 21, detta comunemente sindrome di Down”.

Al sentire quelle parole Martina ebbe come la sensazione gli mancasse il pavimento sotto ai piedi.

Quel numero, quella parola avevano creato in lei un senso di totale assenza.

“Dottore, vuol dire quindi che ci viene il figliolo mongoloide?” chiese Francesco.

“Signor Bardi, che termini usa” rispose il Dottore “abbi rispetto per quella creatura che sua moglie porta in grembo e che le ricordo è sempre suo figlio”.

“Figlio? Lei me lo chiama figliolo uno che nasce già con problemi e che per la sua malattia non farebbe altro che crearne di altri a me e mia moglie? Come si perm….” .

Non ebbe il tempo di terminare che subito la guancia sinistra comincio a fargli male. Martina, ripresa coscienza di sé, lo colpì con uno schiaffo tra lo stupore di se stessa e quello del Dottore.

“Non permetterti mai più ad usare questi termini per il nostro bambino, capito?”.

Guardatosi attorno Francesco fu preso da una sensazione che mai aveva avuto fino ad ora e decise allora di uscire dalla stanza. Il tonfo della porta riecheggiò in tutto il corridoio, tra la curiosità della gente lì a chiedersi cosa fosse successo dentro.

“Signora, so che è una decisione difficile da prendere. Forse la più difficile che lei e suo marito abbiate mai preso in vita vostra. Ma è una scelta da fare insieme. Vi lascio il tempo che serve per rifletterci. Mi contatti quando vuole”.

Stretta quella mano Martina si allontanò dalla stanza con una sensazione che non sapeva come definire. Per la prima volta ferma, impassibile di fronte la salita.

In attesa del ritorno del suo capitano, cominciò a guardarsi la pancia.

 

Continua…..

 

Paolo David

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2 commenti

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