Paolo David

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21 – part3

Parte finale del racconto dal titolo “21”. Dentro trovate i link delle puntate precedenti che vi aiuteranno a ricostruire tutta la storia.

 

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“Oggi è nato… oggi è nato per noi… Salvatore… Salvatore nel mondo”.

A sentir quelle parole l’auditorium comunale si alzò in piedi per un grande applauso. Il piccolo Salvatore, nei panni del povero San Giuseppe, rosso paonazzo sembra quasi un pomodoro. Gli occhi delle mamme e dei papà sono tutti su di lui, che San Giuseppe  nemmeno lo voleva fare. Il suo sogno era di interpretare “il bue”: niente calzamaglia e nessuna canzone da provare, solo il compito di stare fermo, seduto immobile accanto all’asinello a cercare tra i presenti lo sguardo di mamma o quello di nonna. Ma i suoi ricci son cruccio e quelle registe delle maestre hanno scelto per lui un ruolo che non poteva affatto rifiutare.

Il motivo di tali attenzioni in realtà, sta tutto nel dito che Jasmine gli punta contro. Dopo tanta fatica e tanti sforzi è riuscita finalmente a ricordare la sua parte. Il trucchetto glielo ha dato mamma Martina. “Se vuoi ricordare bene la parte pensa al tuo compagnetto Salvatore e indicalo col dito. Sarà tutto molto più facile”.

A Jasmine piacciono tanto le parole di mamma. E’ tanto brava mamma Martina, la migliore che c’è in tutto il mondo. Le sta sempre dietro e non la lascia mai da sola. Tra uno scroscio ed un altro si gira a cercarla tra la folla. Lei è seduta lì in prima fila dietro la sua videocamera.

Sta piangendo mamma Martina.

Sono lacrime di gioia, lacrime di emozione. Quasi fosse uno di quei registi che la notte degli Oscar attendono il fatidico “And the winner is…”. Jasmine vorrebbe scendere e abbracciarla ma Martina le fa segno di stare ferma e rimanere nella parte, provata tante e tante volte durante quei mesi che per il resto dei bambini erano invece settimane.

 

Vestita d’angioletto con quelle trecce color dorato,  è una bambina come le altre. Il suo viso piatto e largo, con gli occhi inclinati verso l’alto fanno di lei più una principessa che un angioletto. Martina ripensa a quanto è stata dura crescerla da sola e a tutte le difficoltà a cui era certa di andare incontro. Anche a scuola i bambini hanno subito capito che Jasmine avesse qualcosa di diverso da loro, ma grazie all’aiuto delle maestre e il supporto delle altre mamme la bambina a poco a poco era diventata parte attiva del gruppo. Adesso le compagnette di scuola venivano a trovarla a casa e a giocare coi suoi orsacchiotti di cui è però tanto gelosa (“Panda non si tocca”).  E mamma l’accompagna ogni settimana una volta a casa di Sofia, una volta a casa di Emma a fare merenda e giocare con le loro bambole.

Le piace fare la mamma e quella bambina è la gioia dei suoi occhi. Non è un mestiere affatto facile, soprattutto quando lo si porta avanti da soli.

Il pensiero di Francesco ritorna spesso ad offuscare la sua mente. I loro progetti, la loro casa, il loro futuro. Un “loro” che senza rimpianti oggi non c’è più.

Ogni sera ringrazia Dio di non avere avuto ripensamenti ed avere portato avanti la sua gravidanza. Nove mesi volati via più veloci del previsto, supportata da mamma Elvira e babbo Guido che tanto volevano diventare nonni. Dopo il trasloco a casa loro aveva sperato in un ripensamento del marito. Speranze però andate vane, dietro una testardaggine tanto cupa da trasformarsi in stupidità e successivamente in violenza. “Com’è diventare mamma?” aveva chiesto tante volte alla futura nonna Elvira. “E’ come rinascere” le aveva risposto.

Aveva ragione.

E la sua nuova vita era fatta da due persone. Incomplete, sole ma parte di un piccolo tutto chiamato famiglia.

 

“Dopo il grande annuncio arrivarono i Re Magi coi loro doni”.

Tre bambini si fanno largo con lunghe tuniche colorate e dei pacchetti tra le mani. C’è chi giunto davanti il palco torna indietro per nascondersi dietro le tende, chi si scaccola beatamente e chi inizia nel silenzio un pianto disarmante. Quello dei bambini è uno spettacolo dentro lo spettacolo, e l’atmosfera natalizia rende tutto un po’ più magico. Il canto finale e le maestre sul palco suggeriscono che la recita di Natale si avvia alla conclusione. Gli attori, chiamati ad uno ad uno per nome, risalgono sul palco per ricevere gli applausi del pubblico.

 

Tra le tante mani in fondo ci sono quelle di papà Francesco, che papà è per l’anagrafe ma non certo per diritto. Il diritto a concedere la vita, lo aveva negato sei anni prima a quell’embrione, con un gesto che aveva chiuso il capitolo più bello della sua esistenza.

I suoi occhi marcano a uomo la bambina sul palco che fa a tutti simpatia. Nei suoi tratti cerca di trovar qualcosa che la leghi a lui.

Gli occhi verdi son di certo di Martina, ma per il resto è una Bardi… è evidente” dice tra sé e sé.

Tutto solo, in mezzo ai “fortunati” come li aveva definito anni prima, vorrebbe  commentare con loro le performance di quegli attori. Vorrebbe gridare con gioia “Quella è mia figlia Jasmine”, “Sono suo padre”. Ma non può, e lo sa bene. La sua vigliaccheria lo ha reso schiavo di una vita in solitudine a guardar da spettatore un film che lo vedeva come protagonista.

 

La guerra dell’orgoglio questa volta ha un vinto ed un vincitore. Portano entrambi lo stesso cognome anche se uno di loro ha un cromosoma in meno dell’altro.

 

Paolo David

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