Paolo David

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Amore “di cittadinanza” (part2)

Continua da qui (https://www.paolodavid.com/blog/amore-di-cittadinanza-part1/).

 


 

“Luciaaaa, Luciaaa”.

 

L’eco di quella voce rompe il silenzio naturale di un bel primo pomeriggio afoso. Dal balcone Lucia scorge essere Gaetano.

 

“Gaetano che c’è, che è successo?”.

“Luci’, apri subito”.

 

Quella fretta smotivata porta notizie del tutto nuove. Dubbi e riflessioni ruotano nella sua testa, cercando un nesso logico tra tutte le parti in causa. “Avrà forse trovato un lavoro?”. “Ma dove, al bar? Impossibile.” “Ha fatto forse tredici?”. “Ma se non gioca nemmeno.”

 

Driiin, driiin.

 

Arrivo, arrivo”.

 

Un sorriso full-hd le appare davanti tutto sudaticcio.

 

“Lucia, ho trovato la soluzione a tutti i nostri problemi. Dobbiamo lasciarci.”

“Dobbiamo che?”

“Dobbiamo lasciarci Lucia, divorziare.”

 

Pausa di riflessione.

 

“E questo scusami, sarebbe la soluzione a tutti i nostri problemi?”

“Già.”

 

Altra pausa per riprendere fiato.

 

“Al bar, i picciotti…”

 

Due frasi, due conferme che rassicurano Lucia sulla possibile causa di tali emozioni.

 

“Al bar, i picciotti mi hanno parlato di questo reddito di cittadinanza. 780€ al mese a chi come me è disoccupato e senza proprietà.”

“Cioè tu stai a casa senza fari nenti (fare niente) e lo Stato ti paga pure?”

“Si,Lucì. E non è ancora finita. Perché se i disoccupati a casa sono due, sono 780€ a testa. Quindi nel nostro caso 1500€ lisci, puliti, puliti.”

 

Tra lo sbigottimento generale, Lucia sente il bisogno di mettere ordine nella sua testa.

 

“E perché dovremmo divorziare allora?”

“Perché in realtà i picciuli (soldi) sono solo per i single, e noi siamo sposati. Se invece divorziassimo, 780 io, 780 tu e abbiamo risolto tutti i nostri problemi. Minchia che bello”.

 

Lucia ripensa a quante volte in passato ha fin troppo creduto a queste sue illusioni. “Quel bar gli fa male” le ripeteva sua madre. Ma in fondo come impedirgli di frequentare l’unico posto dove in fondo trova  pace e tranquillità. Un matrimonio poco facile, ed un bimbo in arrivo non sono certo le scusanti migliori per arrendersi del tutto. Lo sa fin troppo bene, dall’alto dei suoi trent’anni. Ma stavolta veramente si rischia di rovinare tutto.

 

Gaetano senti, credo che la soluzione che ti hanno proposto al bar non risolverà affatto i nostri problemi. Anzi, li può solo peggiorare. Il nostro matrimonio è un vincolo sacro, sai che significa? Quel “sì” che mi hai dato anni fa non può essere rotto per certe minchiate che ti hanno detto al bar. E’ assurdo. Hai mille modi per trovarti un lavoro, piuttosto che fregare lo Stato Italiano.”

“Ah si? E’ quali sarebbero questi modi? Devo farti di nuovo l’elenco? Quel bastardo di …”

 

E giù via con la lista dei nomignoli e degli insulti a finti amici e parenti che negli ultimi mesi gli hanno chiuso porte in faccia.

 

Gaetano sono stanca dei tuoi elenchi e delle tue lamentele. Perché piuttosto che lamentarti e aspettare che i soldi ti arrivino dal cielo non continui la tua ricerca. Sei buono solo a lamentarti.”

 

La difesa stavolta, lo mette un poco spalle al muro.

 

“Ah io sarei buono solo a lamentarmi? Tu invece? Facile sai, stare a casa e pensare alle tue faccende. Sempre al telefono con tua madre a dire cazzate.”

“Cosa c’entra adesso mia madre. Non cercare di girare la frittata Gaetano. Sai che ti sto dicendo la verità.”

 

Il volume della discussione inizia ad attirare i vicini ai propri balconi. Quale sarà il motivo del litigio? E’ solo l’ennesimo episodio di una telenovela cui si assiste sempre più spesso?

 

“Ma stai zitta, per piacere. Che se non fosse stato per me….”

“Se non fosse stato per me cosa? Ma ragioni prima di parlare o no? Sputi nel piatto dove mangi, ecco ciò che fai. Non capisci che senza i miei genitori qui altro che avere una casa.”

 

Le voci stridulanti creano nel vicinato, un pubblico di tifosi a supporto dell’una e dell’altra fazione. La discussione va avanti per le lunghe e tra i due contendenti vige la regole dell’orgoglio. Fin quando un terzo inconveniente entra senza chiedere permesso.

 

“Gaetano, Gaetano, aspetta. Il bambino. Non mi sento bene. Credo siamo pronti. E’ arrivato il momento.”

“Momento di che?”

“Gaetano sto per partorire, chiama un ambulanza. Ti prego. Non mi sento bene.”

 

La corsa in ospedale ha il sapore dell’inaspettato. La notizia era nell’aria ma i tempi non sono certo quelli previsti.

E’ tutta colpa mia, solo colpa mia”.

Pensa Gaetano nella sua testa. Riflette sui modi e sui toni usati con la moglie. La madre del suo bambino non meritava tutto questo.

Ed io stronzo, che do più importanza a quei quattro giù al bar.”

L’autoanalisi come forma di miglioramento. Un meccanismo che Lucia sperava un giorno di potere innescare.

 

E funziona.

 

Osserva, Gaetano, le pareti dell’ospedale che lo accolgono inerte. Osserva la cura e la pazienza del personale per Lucia. Osserva l’amore con cui le persone si prendono cura dei propri pazienti. Osserva che in fondo c’è uno Stato anche in queste cose. Nelle scuole che un domani formeranno suo figlio. Nelle regole che un domani ne regoleranno la vita. E che tutto va avanti grazie al mutuo accordo di coloro che ne fanno parte. Nella buona e nella cattiva sorte. Il matrimonio dei cittadini. Si cade e si va avanti insieme. Col sacrificio e con l’intelligenza.

 

“Lucia, ho sbagliato. Sono stato un cretino. Da domani ti giuro, ricomincio a cercare un lavoro. Lo faccio per te e per la nostra famiglia. Lo faccio per me e per la mia Italia.”

 

L’Italia chiamò. Si.

 

Paolo David

 

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