Paolo David

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Collega, hai da accendere?

Rachid Khadiri è un Ingegnere Civile di 30 anni. Rachid Khadiri ha venduto per tanti anni gli accendini agli incroci di Torino. Rachid Khadiri è un mio collega. Rachid Khadiri è un immigrato, come me o come te. Rachid Khadiri è un italiano, come me o come te. Questo mio articolo parla di Lui e di chi, come me o come te, è e sarà sempre un suo collega.

 

I lampioni solitari per le strade di Torino sembran bulbi bianco e neri pronti quasi a germogliare. Illuminano quelle strade su cui la pioggia dirompente disegna semplici geometrie tra i mattoni ed il pietrisco.

Corrono gli studenti in bicicletta, con le giacche sbottonate e quei jeans troppi corti per coprir le loro caviglie. Vittime della pioggia che davanti Palazzo Nuovo cade sopra i grigi umori di coloro che han dimenticato il proprio ombrello.

 

Rachid e suo fratello, nel vederli inumiditi, li deridono nell’attesa di entrare presto in scena. Come tanti Mr.Wolf, si fiondano sulla folla, proponendo in 3 parole quella che per loro è soluzione: “Ombrello, 5 euro”.

Il Dio del marketing (autore del libro “Cosa bagnata cosa fortunata”)  scende in mezzo a loro ed in meno di mezz’ora compie il suo miracolo.

 

Un nuovo colpo gobbo in una città che è gobba per metà. Il loro bottino, dopo una sosta al primo fast food, ha una casa chiamata salvadanaio a forma di maiale, posta sulla scrivania del loro appartamento, sito in Via della speranza, civico 33.

 

Posate le vesti del venditore ambulante, Rachid mette quelle dello studente laureando. Già Dottore Triennale della facoltà di Ingegneria, si prepara a raggiungere oggi il suo nuovo traguardo. Prima però, c’è da scalare un’ultima salita, quella tesi magistrale che per mesi le è stata compagna a cui dare un sottotitolo perché un titolo lo ha già. “Fenomenologia del sacrificio: dal Marocco alla Laurea, vendendo accendini”.

 

Un titolo forte, certamente, che racchiude in una/due righe quelli che finora sono stati i suoi primi 30 anni. Il viaggio da immigrato direzione Lampedusa. La speranza di un cambiamento in una terra che può dare speranze. Lo scontro con una realtà che immaginava certo diversa e che lo mette su una strada agli incroci di un semaforo. L’attesa di un colore che per gli altri vuol dire sosta, per lui invece è occasione. I tanti oggetti, dagli accendini ai fazzoletti. I tanti insulti, quei “levate dal cazzo” o “tornatene in Africa”. Le tante monetine da scambiare in banconote, con cui pagarsi da vivere e magari pure gli studi.

 

Ora caro Rachid, io non ho mai fumato, ma leggendo la tua storia mi viene voglia di comprare un accendino. Per dar fuoco a quelle parole che per tanti anni han classificato gli immigrati come dei beoti. Per bruciare in un solo colpo l’indifferenza e l’ignoranza di chi dimenticando il suo passato vede in voi solo un problema e mai una risorsa. Per accendere una speranza in un paese come l’Italia alla ricerca di nuovi Italiani, alla ricerca di nuove speranze.

 

Quindi caro collega, hai mica da accendere?

 

 

Paolo David

 

Qui trovate altre info sulla storia di Rachid:

http://torino.repubblica.it/cronaca/2013/10/07/foto/rachid-68114231/1/#1

 

 

 

 

 

 

 

 

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