Paolo David

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Il peso della valigia

Ad un mese esatto dalla tragedia del Morandi, tanti sono gli interrogativi ed i piani aperti sul da fare. Angiolina e Carlo la vivono da sfollati, proprietari di una casa che rimane solo da saccheggiare. Con una valigia vuota dove mettere dentro i ricordi di una vita.

 

“Signora, faccia piano e rimanga dietro di noi”.

La voce del Capo Reparto dei Vigili del Fuoco riecheggia nel vuoto sonante della scala in salita. Un manto di polvere bianca ricopre il tavolo della cucina, ancora spoglio dalla colazione del giorno precedente. E’ il 15 di Agosto e quel casco color canarino saldamente ancorato al capo, non fa che aumentare la sensazione di calura che accompagna da alcuni giorni la Superba Genova. Del condizionatore lì all’angolo resta ormai un timido ricordo sepolto anch’esso tra le macerie dove ora Angiolina cammina senza le sue scarpette blu. Dimenticate ieri per la fretta al terzo piano, dove il marito e il resto della squadra si apprestano oggi ad entrare. Ultimo ricordo colorato del loro anniversario e di quella vetrina lungo il mare di Positano che tanto avevan cercato per esser felici.

 

“Lo faccio per Faber, mica per ti”.

 

Sempre il solito Carlo.

 

 

“Almeno la Canon son riuscita a salvarla”.

 

Tolto il coperchio e messosi in posizione, eccolo che inizia a scattare delle foto-ricordo a quella che fino al giorno prima è stata casa loro. Un po’ turisti un po’ sfollati, per la prima volta, accompagnati dagli angeli neri tutt’intorno che in attesa di avere ulteriori aggiornamenti li aiutano a recuperare i beni dalla propria abitazione.

 

“Prendi la lista, così ci sbrighiamo”.

“Aspetta dove l’ho messa …. Ah ecco, trovata”.

 

Difficile certo fare una minima selezione di quello che è l’intero bagaglio della tua vita personale, racchiuso tra stanze e quattro mura che oggi sono fragili e non senti più tue.

C’è un ponte invisibile che le collega. Due in realtà, guardando il Morandi lì fuori. E’ il ponte dei ricordi, che li tiene uniti ai propri cari, a Luca ed Alberto che ora sono lontani, ai loro nipoti coi loro sorrisi, a Marta e Amerigo che sotto lì fuori lì attendono con ansia. Cinquant’anni di matrimonio ed il bisogno di ripartire, di voltare pagina ad un libro che credevano avere quasi finito di leggere.

 

“Prendi l’atto di proprietà e le carte dentro il cassetto”.

“Le carte del mutuo? Dove le avevi messe?”.

“Son tutte lì, ecco le chiavi”.

“Ok, io penso a qualcosa da metterci addosso”.

 

Documenti e scartoffie ma anche l’utile necessario, da prendere in fretta col timore che da un momento all’altro tutto possa di nuovo crollare.

 

“Signori mi raccomando, solo l’essenziale”.

 

Ripercorrendo la scala dall’ultimo al primo piano, l’avvertimento sembra essere andato invano.

 

“La stanza dei piccoli, prendo giusto due cose”,

“La tazza in ceramica che ci aveva regalato zia”.

“La mia attrezzatura, sai quanto mi è costata”.

 

Il peso della valigia, ricca adesso di tante cianfrusaglie, rende ancor più tortuosa la discesa verso l’uscita.

 

“Signori dobbiamo andare, facciamo in fretta”.

“Arriviamo, soltanto un attimo”.

 

Giunti di fronte l’ingresso principale una cornice di metallo li guarda fissi dall’alto, sbiadita ormai dalle incurie del suo tempo. Ritrae la loro famiglia durante la gita in riviera nell’estate del ‘75: Luca e Alberto con paletta e secchiello, Nonna Matilde e Zia Ninì pronte ad imbandire la tavola per il pranzo e a lato in disparte due giovani genovesi coi i loro stessi tratti e certo qualche anno di meno.

Osservandola attentamente per un ultima volta ancora un sorriso si disegna sui loro volti stanchi.

 

“Boom”.

 

“Cosa è stato?”.

 

Il tonfo della valigia richiama l’attenzione dei Vigili del Fuoco.

 

“Cosa è successo? Dov’è la vostra valigia?”.

 

La risposta arriva unanime.

 

“Non c’è n’è più di bisogno, portiamo con noi soltanto questa”.

 

 

 

 

Paolo David

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