Paolo David

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La guerra di Zlatko

Dedicato alla memoria di Marco Luchetta, Dario D’Angelo e Alessandro Ota, inviati RAI, morti nel gennaio del 1994 durante la registrazione di uno speciale sui bambini vittime della guerra in ex-Jugoslavia.

 

Sarajevo’94 è un calderone di tensioni. Spartiacque di fazioni che non voglion dialogare. Il mercato di Markale, noto un tempo per i banconi ricchi di odori e di profumi, vende polvere e cartucce non sparate. Zlatko solitario vaga tra le sue macerie. Passeggia con l’amico destino, bivio nel suo percorso che si augura di portare presto a termine. 11 anni ed una vita da sopportare su quelle spalle che paiono grucce. La difficoltà di essere bambino in una città che ha orfani da esportare.

I suoi occhi color avorio, scrutano da lontano un oggetto molto strano. Si avvicina lentamente con fare sospettoso, e scopre che il suo istinto gli aveva dato ragione: una macchina fotografica “a molla”.

Gliela aveva descritta così il padre, quando degli strani tizi vestiti di pettorine imbottite con su scritto TV, erano venuti a casa per chiedere delle indicazioni. Apparteneva forse ad uno di loro? Il proprietario sarebbe tornato a prenderla? Non c’è tempo per le domande. Un regalo non si rifiuta.

Preso tra le mani, quello strano aggeggio pesa eccome. Dietro, dei pulsanti colorati fanno da contorno ad una finestrella fatta solo per un occhio. Così piccola che è impossibile non provarla. Una mano sotto la molla, una di lato per tenerla ferma. E adesso? Nessuna luce, nessun rumore. Strano. La rivolta, preme un primo pulsante, poi un altro ancora nella parte superiore e… click. Ecco la luce, ecco il rumore. Imparare sbagliando.

Preso per il laccio il nuovo giocattolo mette quindi a fuoco il suo nuovo punto di vista. Bašèaršija e quel che resta delle sue case, sembrano tornate ai fasti di un tempo. Il ponte latino con le sue arcate, pieno di gente e di bambini. Un click qui, un click là. Il suo amico sembra quasi infastidito da quel sorriso che si scrive pian piano sulle sue labbra. I bambini dell’orfanotrofio invece, non vedono l’ora di provarla. Chi promette favori futuri, chi vorrebbe scambiarla per un tozzo di pane. Zlatko la custodisce e la tiene tutta per sé. Amante geloso, porta in giro la sua dama provando nuove pose e funzioni. Guardandosi sempre bene le grucce da fotografi e TV, divenuti da parecchi anni concittadini della sua città.

Il suo amico, ormai accecato dalle luci di quel flash, si ripresenta però una mattina dell’ottobre ’94. La direttrice dell’istituto ha un sorriso  a pochi denti con finestre da riparare e pareti da riverniciare. Entusiasta come avesse trovato un vagone pieno zeppo di macchine fotografiche esclama: “Zlatko, ti presento i tuoi nuovi genitori”.

Due signori ben vestiti con cappotti colorati, lo salutano in una lingua che non è proprio la sua. Sembrano alti come giganti e profumano di serenità. Portano ristoro, buonsenso e firma, per segnare il libro della vita che destino gli avea negato. Aprono le braccia e lo incitano a raccoglierle. Lui rifiuta e con molta indifferenza tira fuori la sua molla.

Posizione, fermo immagine e…. crack.

Un rumore mai sentito. Il rullino ben nascosto ha finito la sua pellicola. Poco importa, perché quella foto non scattata e appesa già nella sua mente, a ricordo della propria avventura nata nell’ottobre di Sarajevo ’94.

 

David Paolo

 

 

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