Paolo David

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Le 4 stagioni

 

Amir ha la pelle color ebano e occhi grandi scavati nel volto.Veste una tenda tessuta di lino e ha sandali in cuoio cuciti per bene. Stringe forte il Corano, caffè e medicina, tra le sue mani sudate riempite di calli. Su cui è scritta la trama della sua nobiltà, sotto il sole cocente di un cantiere in periferia. Che lo aspetta impassibile come ogni mattina a costruire un futuro che non gli appartiene. Ma che forse un domani sarà proprio dei suoi figli, dolce frutto di un amore consacrato da Dio, a cui dedica la sua vita in attesa di una svolta.

 

Charlotte, primavera, ha capelli dorati e l’odore della zagara in fiore. Bellezza normanna, vorresti baciarla, toccarla con mano, ma il tuo essere normale fa di te un illegale. Fuorilegge in un pianeta che non è certo il suo. Legge dal suo giornale quel che accade in giro nel mondo, figlia di una rivoluzione che oggi in Francia è soltanto di costume. Libera, di quella libertà di cui è legittima proprietaria. Che vince contro la violenza e contro ogni terrore, seminati da coloro che per quel suo diritto provano certamente invidia. E che nel renderla più determinata non fanno altro che renderla più bella. Sfidando l’impossibile col suo semplice sorriso.

 

Zazir, fiore del deserto, ha il profumo del Maghreb ed il volto di una donna. Diciotto anni ed una bambina, da portare in passeggino per le vie di una citta dominata oggi dal sole. Sotto il khimar colorato che ricopre la sua testa, ci son le fatiche di una giovane mamma strappata da casa e dall’adolescenza. A rincorrere una nuova vita al sapore di libertà, conquistata tra lo studio ed un lavoro malpagato. Ripagata dal sorriso della sua unica creatura, su cui riversare tanta gioia e tanta felicità. Osteggiata da coloro che la vedono nemica per il suo essere diversa, per il suo essere se stessa.

 

François, naso all’insù, è una faccia di quelle che vorresti prendere a schiaffi. Nei suoi sguardi indifferenti, privi di significato, c’è lo sguardo di coloro che han qualcosa da ridire. Dall’alto della sua superbia cerca lo sguardo degli altri passeggeri, colpevoli di condividere con lui il proprio mattino. Li sfida. Vuole apparire più di quello che in fondo è. Cittadino di un mondo che parla la solo la sua lingua. Che ha pane in abbondanza ma buste rinsecchite. Che prima inventa la libertà e oggi spesso la chiude alla frontiera. Che crede in fondo di non avere eguali, in attesa che qualcuno lo riporti alla realtà.

 

4 stagioni da vivere ed osservare. 4 personaggi in cerca d’autore. O forse soltanto di uno specchio che li descriva, analizzandone i tratti e ciò che li distingue. Tanti colori ma una sola bandiera, perché di tratti in comune han soltanto la nazione. Ed io che ogni mattina li osservo da spettatore, seduto su quel bus di cui siamo passeggeri, mi diverto ad immaginare come vivono le proprie vite. Come tanti burattini di quel teatro che è la vita. In attesa su di noi cali forte poi il sipario. Arrivati al capolinea.

Merci, arrevoir.

 

 

Paolo David

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