Paolo David

Computer EngineerComputer Engineer

Madre… Terra

“Soyuz ответить, Soyuz ответить”.
(“Soyuz rispondi, Soyuz rispondi.”)

 

Il centralino della stazione di controllo emette il classico bit di chiamata in arrivo.

 

“Призыв к Paolo Nespoli”.
(“Chiamata per Paolo Nespoli.”)

 

Il tempo nello spazio gira diversamente che altrove, scandito dal susseguirsi di attività e protocolli che i manuali tecnici ed operativi han privato ormai del proprio sapore. Il giorno e la notte un tutt’uno astrale. Il sonno e la veglia due anime ed un corpo, unite in un matrimonio suggellato dalla scienza tra pochi invitati ed una vista mozzafiato.

 

“Nespoli на месте, подключиться к вызову”.
(“Nespoli in posizione, collegatemi alla chiamata.”)

 

Le cifre sullo schermo della TMA-20 hanno un aria familiare.

 

“Antonella bella, sorellina mia, chiami forse per sapere cosa offre il menu del giorno del ristorante dello spazio?”

“Paolo…”

“Bene, oggi abbiamo risotto ed ossobuco, al sapore di raggi gamma. Un piatto come dire… stellato. Qui non ci mancan mica le stelle.”

“Paolo ascolta …”

 

Il tono delle sue parole, insolitamente distaccato, è sintomo di qualcosa appena successa.

 

“… mamma …”

 

 

Dal giorno del lancio le condizioni di salute di mamma erano lentamente peggiorate. “Non so se ce la faccio ad aspettarti…” , le sue parole durante l’ultima videoconferenza. Una sofferenza che in famiglia tutti avevan provato a nascondergli, mascherata da controlli di routine e frasi fatte il cui scopo era solo quello di lasciargli vivere fino in fondo il proprio sogno.

 

“Paolo mi senti, sei ancora in linea?”.

“E’ morta vero?”

“Si, stamane. Ti ho chiamato appena ho potuto”.

“….”

“Vorrei restare un po’ da solo. Chiudo la chiamata, a dopo”.

 

Chiuso in quella navicella dove tutto è reale e così dannatamente vero, Paolo ebbe come la sensazione di essere una foglia. Sbattuta qua e la dall’assenza di gravità che intorno ti circonda fino a penetrare nel cervello. Sola, senza più il suo ramo verde a proteggerti dal vento e dalle incurie della vita. Leggera, privata da quei pensieri che ritornavano puntuali ad ogni sua chiamata. Incolore, in un autunno di sensazioni che purtroppo a breve non gli farà toccare terra.

Sperava di poterla salutare una volta fatto ritorno sulla terra. Madre, forte e coraggiosa, nonostante l’età e la morte del marito pochi mesi prima. Preoccupata ma al contempo orgogliosa, per quel figlio che da giovane voleva elettricista e che adesso si ritrova astronauta. Impaziente di sentirlo, nell’attesa quindicinale che un modem targato ESA le consentisse di parlargli.

 

“Cosa posso fare? Niente, non posso far niente”. Crudeltà e rassegnazione.

 

La notizia dell’accaduto viene comunicata dalla base a tutto il resto dell’equipaggio. Colleghi e studiosi, con un gesto o una frase, porgono le condoglianze in segno di rispetto. La stazione è tempestata di messaggi carichi di affetto e vicinanza, tra cui uno firmato Papa Francesco.

 

Passate alcune ore, Paolo scopre che il giorno del funerale la navicella sarebbe passata sopra il Nord Italia nel momento esatto del rito funebre. Chiede quindi agli altri membri dell’equipaggio della possibilità di fermarsi ad osservare un minuto di silenzio e rendere omaggio alla madre. Houston, informato della richiesta, decide di estendere la richiesta a tutti i centri di controllo, caso più unico che raro. Tutto il mondo aerospaziale fermo in ricordo di un suo caro.

 

Nel silenzio di mille parole, scritte su una lettera in digitale che qualcuno al posto suo leggerà al funerale, Paolo osserva la bella penisola stendersi sotto la Stazione Spaziale. Riflette sul significato del suo viaggio, sul significato delle sue scelte, e di come in fondo siamo tutti giocatori di un gioco a tratti beffardo. Le cui regole rimangono le stesse, anche se ti trovi a 350km di distanza dalla terra.
Con quell’idea di Dio, tra raziocinio e spiritualità, a ritornare puntuale per rimetterci alla prova.
Col dubbio che in fondo non esiste una legge in grado di spiegarci il tutto, e che poi è il vero motivo che ci spinge a continuare a giocare.
Con la certezza che i legami sono unici e rimangono per sempre, e scoprirli ogni giorno ci rende vincenti.

 

 

Paolo David

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