Paolo David

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Maledetti bastoncini

 

“Speriamo mi aspetti, speriamo mi aspetti, speriamo mi aspetti”.

Il bus 63 direzione Compans-Caffarelli è un miraggio a tante ruote nel deserto di Tolosa. Appare e scompare come il sole di quel Maggio, nella città “tutta rosa” che la pioggia incessante rende priva di colore. Le tue speranze invane, all’ombra dell’ultimo sole, sanno tanto di imprecazioni e poco di preghiere. Quelle oggi funzionano soltanto con le migliori assicurazioni: facili e .it. Da ripetere tre volte al giorno, occhi chiusi e pugni stretti.

Eccolo che arriva.

63, a’ Sposa. La smorfia napoletana a prendersi gioco di noi. Il signore pelato che la conduce all’altare è la somma di tutti gli umori di coloro che ha appresso. Stanco, sconfitto. Il traghettator Caronte. Cui vorresti rivolgere un bel “non ti crucciare”, fermato soltanto dal tuo francese elementare.

 

Bonjour o boinsoir che differenza fa.

I volti dei passeggeri riflessi sui vetri hanno un unico desiderio, quello di tornare a casa. Il tragitto di ritorno da spettatori della Garonna, è più un viaggio solitario che una gita in comitiva. Tra chi dorme beatamente, chi guarda il fiume un po’ ingiallito, e chi si estranea dal mondo intero con i propri auricolari. Andrea, pescatore assopito che mi siede accanto, è una lampadina di emozioni. Accento e spento da una corrente elettrica troppo distante dal suo cuore.

Pioggia e sole cambiano la faccia alle persone, ma nulla possono di fronte a quel brontolio che proviene dall’addome. Puntuale e ripetuto. Sollecitato dai sapori di Tolosa e dalle mille etnie che la colorano di sapori. L’atelier du pain, situato lì all’angolo, ha già pronto il vestito per i suoi passeggeri. Caldo e morbido, da tenere sotto braccio, in borse rinsecchite troppo timide per coprirlo del tutto.

 

Chiude la città e con lei le sue vetrine. Chiude il supermercato, un po’ rifugio un po’ cantina. L’ultima chiamata direzione “girone del gusto” ha una fermata davanti quel frigo, tanti scomparti ma poca sostanza. Sentimenti contrastanti si alternano nell’attesa di girare le chiavi per scoprirne il contenuto. Lasagna del giorno prima? Aglio, olio e peperoncino? Niente di tutto questo.

Nascosto nella selva tra una lattuga ed un formaggino, ecco spuntare fuori la testa di ciò che sembra un bastoncino.

Maledetti bastoncini. Con la loro croccantezza e la loro panatura. Onnipresenti. Vivono li, da sempre. Installati nel reparto freezer. Coinquilini tra loro di confezioni formato famiglia da 12,15 o 24 figli.

Ma chi li ha inventati? Un uomo certamente, lasciato dalla moglie. Stanco ed amareggiato di una vita di piatti e minestre calde. Alla ricerca di un progetto con cui vendicarsi. Capitano di una nave che non ha porti ove sostare, ma che gira il mare aperto alla ricerca del migliore merluzzo. Da avvolgere in panatura e mettere poi sul piatto di poveri sfigati che non ha altro da cucinare. E che vittime della giornata colgono quell’attimo tra la stanchezza e la rassegnazione per tastarne il sapore.

Capitano, mio capitano.

 

 

Paolo David

 

 

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