Paolo David

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Pizza Rasta

“Is this love, is this love, is this love
Is this love that I’m feelin’?

 

Il vento birichino che colpisce la città, fa danzare le foglie gialle caduche sui marciapiedi, in una Tolosa che nel mese di Settembre è carica di studenti e di aspettative. Vista da dietro la vetrina ed il suo bancone Baptiste ne diventa spettatore attivo, in un teatro metafisico dove natura e gente comune entrano in scena su quel palco chiamato autunno che nella ville rose sembra ancora farsi desiderare.

 

Ripensa per un attimo a Mathilde ed i suoi occhi castani, conosciuti l’anno prima in una “prima” di un teatro Parigino. La passione unita allo studio. La carriera con la tradizione. Un futuro da attore drammaturgo che doveva esserne naturale professione, svaniti oggi nel fumo bianco e fitto di una farina di grano tenero. Quanto è difficile potere coniugare tutte le declinazioni del verbo “amare”. Quanto è difficile poi trovarne i soggetti, le persone, cui rivolgere sentimenti e finezze grammaticali.

 

“Ama il prossimo tuo…. Onora il padre e la madre…”. Come se poi fosse così facile, quando naturale autorità si mette di mezzo ai tuoi sogni e le tue connessioni.

 

“Stai rinunciando ad una grande carriera per seguire quel drogato del tuo amico ed aprire una pizzeria?” gli ripeteva la madre giusto un anno prima.

 

“Figlio mio non ti riconosco. Cosa ne sarà della nostra tradizione teatrale? E degli anni di studio passati in Accademia?”.

 

“Niente, non ne sarà niente. Per una volta farò ciò che voglio. Voglio essere libero, spensierato, attore e regista del mio destino. E se questo significa seguire Remy per aprire una pizzeria, così sarà. Fatevene una ragione”.

 

Un anno e diversi chilometri dopo, le lievi rughe sul suo volto delineano la fatica nel ripensare a quei giorni, al come ha tagliato i ponti col suo passato. L’unico ancora attivo rimane Mathilde che lo ama oggi piu’ di allora e che dietro un forno di marca italiana, prepara i panetti per l’amico Remy.

 

 

“Baptiste credimi… coff coff… è la nostra occasione… cough cough”

 

I discorsi motivazionali di Remy andavano sempre a braccetto con la tosse e con il fumo, suoi compagni di viaggio e di vita.

 

“Ho lavorato per anni come cameriere nelle pizzerie parigine e ho imparato tutti i segreti che ci vogliono per una buona pizza”.

 

Discorso certo convincente perché scelta la città e preso in affitto il locale all’angolo incastonato tra Rue de Prates e la boulangerie, eccoli lì, titolari ed operai di una pizzeria che oggi porta il loro timbro ed il loro sapore. Remy, con quella medusa che si ritrova per capello, danza nel suo tutu’ imbiancato nel quadrato 2×2 tra il ripiano ed il forno. Tocca e ammorbidisce con la punta delle dita palle di sapore felicità che Mathilde ha preparato la sera o il giorno prima. Baptiste, collo alto e profilo francese, prende gli ordini ed i Bonsoir, dalla gente che nel quartiere è di certo attratta dal loro mix di simpatia e gentilezza.

 

Ne viene fuori una pizza buona, intrigante e di certo umile, contro la presunzione tutta italiana di credersi i padroni assoluti della festa.

 

Finita la sera e pulito il pavimento, gli abiti ed il cuore sono ancor pieni di farina. Ma si torna a casa senza alcun rimpianto, convinti che seguire i propri sogni è la chiave della felicità. E che per coniugare il verbo amare c’è un solo tempo e due persone: il presente e quella combriccola di Pizza Rasta.

 

 

Paolo David

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