Paolo David

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Rosalia

Cosa vuol dire essere mamma? Qual è il significato di questa parola? Se lo chiede Rosalia, giovane palermitana, guardando il suo pancione dal letto di un ospedale. Tra parenti un po’ stressanti ed un mondo ricco di contraddizioni, un articolo scritto per la festeggiar tutte le mamme.

 

La pioggia su Palermo sembra sempre fuori stagione. Scende, controvoglia, sulla città tutto-porto che in maniera inaspettata la vede atterrare. Ogni goccia un capriccio. E’ una bambina riccioluta. Piange lacrime di dispetto per quel suo fratello sole che non la lascia mai giocare.

Rosalia contempla il litigio, dietro gli specchi dell’Ospedale Civico. Dai vetri della sua stanza vede le gocce scendere piano, disegnare traiettorie, congiungersi. Fare la gara a chi per primo trova nell’amore la soluzione per vincere la gravità. Vorrebbe vederle meglio, avvicinarsi, ma il suo pancione glielo impedisce.

 

“Un arancino coi piedi, ecco cosa sono”.

“Arancina !” puntualizza Calogero.

 

Troppo palermitano pure per i palermitani. Troppo legato a quelle fesserie su cui potrebbe sorvolare. Troppo simpatico per lasciarselo scappare e non averlo li accanto dentro una stanza d’ospedale, tre anni dopo quel primo incontro per loro fatale, in attesa che il medico a breve li trasformi in genitori.

Burro e carne, che i filamenti del tempo han fuso nell’amore.

Pronti ad affrontare questo nuovo cammino delle loro vite.

 

“Orario di visite”.

 

Inizia la tortura.

Mamma, papà, nipotina, cugina.

Suocero, suocera, fratello, sorella.

Due medici in attacco ed in porta l’infermiera.

4-4-2, mirato all’attacco delle coronarie di Rosalia, sempre più sotto pressione dopo un campionato durato quasi nove mesi. Marcatura a uomo sui quattro piedi del suo lettino, che una vita da mediano ha costretto a stare lì. Sempre lì. Lì nel mezzo. Almeno finché quella bambina che Lei porta in grembo, deciderà di fare le valigie direzione casa propria. Stanca di sentire la voce di sua madre rispondere sempre alle stesse domande.

 

“Grazie, ci vediamo….. alla prossima”.

Fischio dell’arbitro.

Ad uno ad uno gli 11 in campo abbandonano il perimetro di gioco. Zero applausi. Zero spettatori.

“Finalmente soli” riflette Rosalia accarezzando il suo pancione.

Quanti dubbi, quante domande. Quante confessioni e riflessioni. Da fare per capire oggi il significato di quello che da domani sarà il suo nuovo appellativo.

 

Sono pronta a fare la mamma? A sacrificare i miei anni futuri per crescere una bambina che è già parte di me? A vederla crescere, gattonare, diventare una professione e vederla poi emigrare perché la messa è tanta ed il lavoro è certo poco?

A vederla camminare in un mondo oggi che così bello non è?

In cui vige l’amore ma per il Dio denaro. In cui si radica l’odio per tutto ciò che è chiamato “diverso”.

In cui ci sono l’ISIS, Trump, Google, le multinazionali. In cui c’è Berlusconi, gli Erasmus, la Apple, Salvini.

In cui c’è la mafia, che ci dicevano perdio non esistesse affatto. In cui c’è uno Stato che perdio la idolatra e la tutela.

 

No, forse no. Non sono pronta affatto. Ma nemmeno mia madre in fondo lo è stata per me. Perché il mondo, mio caro pancino, non sarà mai un nido perfetto dove crescere in armonia. E metterti dentro rappresenta per me un granellino di speranza. Affinché i miei dubbi possano muovere il suo cambiamento.

Affinché un domani anche tu possa essere mamma.

 

 

Paolo David

 

 

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