Paolo David

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San Pietro e Riina

Dedicato a tutte le vittime di mafia

 

L’ufficio accettazione alle porte del paradiso

accoglie sol chi è buono dentro e chi lo ha pure scritto in viso,

tutti a spingere in avanti, nessun vuol tornare indietro

tra i tornelli ad uno ad uno sotto gli occhi di San Pietro

 

Lui seduto in scrivania sorseggia e beve da una tazza

un caffè miscela oro che di marca fa Lavazza,

passatempo dolce-amaro per distrarlo dagli affanni

di un lavoro che umilmente compie da 2000 anni

 

“Sono Nino Carapezza, carpentiere, muratore

deceduto in tarda età, vengo da Montemaggiore”,

“Pace a lei signor Giuseppe, prendo la richiesta in carica

nell’attesa che mi sbrigo vuole mica una ricarica?”

 

“Per ricarica lei vuol dire quella del telefonino?

Se è così lasci perdere, ci pensa già il mio postino”

“Per lei minuti e messaggi, caro il mio signor Antonino

per me invece promozione ad arcangelo cherubino”

 

Tra operai, casalinghe, capi di stato e presidenti

trovan spazio pur coloro che natura ha posto delinquenti,

irriconoscibili tra la folla, a contare lentamente le ore

in attesa del giudizio di colui che è nostro Signore

 

“Sono Bartolo Alfredo, disoccupato, agricoltore

deceduto in tarda età con un passato da imprenditore”,

“Ma cosa dice signor Alfredo, la vista mi si aguzza

lei non è disoccupato, lei è il capo di Spatuzza”

 

“Chiamate sicurezza” disse l’angelo con affanno

“Che codesto è gran mafioso, non c’è trucco non c’è inganno”

E mostratolo dinanzi al portatore delle chiavi

“San Pietro sono Totò, ma lei chiffari unnavi?”

 

“Salvatore macchiato sei di omicidio e di delitto

il paradiso lo sai bene non è certo un tuo diritto”

“San Pietro la prego stia calmo, non perda il suo controllo

unnu vidi la statuetta d’oro che io porto attorno al collo?”

 

E fu così all’improvviso, mentre il Santo perdeva la voce

che da quella collanina Gesù scese dalla croce,

stanco di vivere tra stenti e pene sopra il petto da spettatore

di colui che in terra ha fatto concorrenza al Creatore

 

“Salvatore visto che oggi sei libero di tutti i tuoi impegni

è giusto che della tua attenzione adesso un po’ ci degni,

perché prima di raggiungere in paradiso redenzione

della tua vita dovremmo fare tutti insieme revisione”

 

“Cherubini e serafini portate il videoregistratore

che dobbiamo vedere il film della vita di Salvatore”

“San Pietro na curiosità, ma il passaggio al digitale?”

“L’ho detto a sua Papà, forse regalo per Natale”

 

Davanti ai lor occhi apparvero in sequenza

delitti e omicidi con effetto dissolvenza,

e tra un magistrato saltato in aria ed un bambino che non c’è più

Totò in silenzio guarda con colpa piangere accanto a lui Gesù

 

Sono le lacrime di una nazione, che aveva una storia ed un futuro non ha

ma anche quelle di bambini privati della loro mamma o del proprio papà,

a pagare le colpe di vendette e ritorsioni che son tutte personali

e che troppo spesso coinvolgon politica, istituzioni e forse pure cardinali

 

Guardando il suo film e quel titolo di coda chiamato Stato

Totò u curtu ebbe ribrezzo, un sentimento che n’avea mai provato,

e poiché in loco eterno egli era per ricevere il suo dono

“Signuruzzu ha ragione, chiedo a tutti il mio perdono”

 

San Pietro sbigottito dietro a quel televisore

vide asciugarsi le lacrime in volto al Figlio di nostro Signore,

Finché in cielo apparve una luce che Dio in persona avea introdotto

tra color che tutti stavan seduti insieme in un salotto

 

Di quel che successe dopo non so quindi non vi scrivo

Perché fantasia è mia colpa e riflessione il mio obiettivo,

che spero aver raggiunto con parole scritte prima

con uno schema alternato che è baciato con la rima.

 

 

Paolo David

 

 

 

NB: il nome Bartolo Alfredo era il falsonome usato da Riina durante la permanenza in ospedale (http://www.ilgiornale.it/news/tot-riina-che-ospedale-si-chiamava-alfredo-bartolo-1465287.html)

Immagine di copertina: http://www.secoloditalia.it/files/2017/11/20171118_riina-1024×773.jpg

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