Paolo David

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Volevo fare il camionista

 

L’odore di benzina misto a quello di caffè è piacere per i sensi e sapore per il palato. Trova il suo rifugio su banchine desolate in un caldo pomeriggio di un stazione di periferia. Ove il sole batte forte e disegna arcobaleni tra le gocce sfortunate che riempiono il selciato. Figlie di un distributore con poche bocche da sfamare, in quel deserto di polvere e ghiaia chiamato teatro del quotidiano.

 

Giuseppe in bicicletta vi assiste solitario, spettatore non pagante per i suoi 12 anni. Che ha soltanto in anagrafica ma non certo nella mente, coetaneo di un età che non è poi la sua. Il suo volto da malpelo ha i contorni di un adolescenza da cui frettolosamente si vorrebbe emarginare. Non per certo diventare come gli altri uno youtuber, professione poco nobile misurata in ignoranza. Il suo sogno corre invece su chilometri a più ruote, su autostrade inalberate e l’asfalto da compagno. Su di un trono da sovrano che ti eleva sopra gli altri e che ti mette a lor servizio quando meno te lo aspetti. In un viaggio da combattere tra il sonno ed il sudore, direzione letto caldo su cui infine riposare. Navigante esploratore in un giro a tante tappe che ti fa scoprire il mondo ma ti lascia un po’ da solo.

 

“Iddu iè”.

 

Il CX457NM arriva alle 14 puntuale, di ritorno in casa base dopo un viaggio di servizio. A guardarlo da lontano sembra quasi un astronave, col musetto incastonato e le luci ben in vista. Di quei pochi metri quadri Peppe ha fatto il censimento ed ha segnato in una lista cosa mettere e levare. Un arredo familiare che richiama tradizione, senza tante luminarie e senza dare troppo all’occhio. Un progetto ben in mente da in futuro realizzare.

La sabbia ed il pietrisco che ricoprono i fanali, celano a prima vista la figura familiare che dietro il cruscotto si prepara a parcheggiare.

 

“Papà”.

 

Posata la sua bici e aperte le braccia, Giuseppe corre in direzione del suo eroe. Quante storie da sentire e magari un giorno poi emulare. Quanti piccoli segreti da potere conservare in un cesto d’esperienze ancora vuoto e da riempire. Quanta gioia in un sorriso di chi hai messo primo al mondo, che ti vede in tante vesti oltre che di genitore. La stanchezza ripagata da quel piccolo rituale, che ogni giorno pioggia o sole non riescono a fermare. In un teatro che pian piano ricomincia a guadagnare testimoni di un amore che vince a forza di piccoli passi, grandi però per l’intera umanità.

 

 

Volevo fare il camionista. E l’imperfetto non è affatto casuale. Perché scrivere un finale di una storia poco nota mi darebbe presunzione e non sarebbe giusto affatto. Chi di noi da bambino, non sognava un giorno di andar sulla luna. Giuseppe con astuzia ha forse trovato un’altra via, molto più umile e molto più reale, che ti fa volar lontano mantenendo i piedi a terra. Col sorriso da bambino ma la testa già da grande.

 

 

 

Paolo David

 

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